Nella pagina che si apre cliccando qui sono catalogati migliaia di volti di attori legati direttamente o marginalmente al cinema italiano, ognuno con nome e filmografia (davinottica e non). La pagina (e conseguentemente le schede dei film) sono costantemente aggiornate con nuove introduzioni.
Con Semol e Robin si avvolge in un'aura di colori di proustiana bellezza facendo dell'artigianalità - epoca di risparmi alla Disney - motivo d'orgoglio - tra tratti abbozzati e facilità di assimilazione dei movimenti essenziali. Riguardandoli appare sempre più chiaro il distacco nell'uso del linguaggio e nella qualità delle trame musicali, alle quali i cartoon di oggi non sanno più ambire. Ma è Crudelia il cuore pulsante del successo di questo originale trattato sui valori familiari; con la sua "carica" di malefiche personalità e quel modo chic e sulfureo di fumare ovunque.
Nelle ultime due settimane della Guerra di un anno, un commando tenta un'azione per distruggere il prototipo di un nuovo mobile suit federale. Alfred Izuruha, un ragazzino di 9 anni affascinato dai mobile suit, si ritroverà direttamente coinvolto negli eventi drammatici scatenati dall'incursione. Per quanto questo OAV segni un'evidente upgrade del design e della grafica della saga di Gundam, siamo di fronte a un'opera sì affascinante ma piuttosto confusionaria, con personaggi stereotipati e doppiaggio irritante, ricca però da un punto di vista dell'azione. Così così.
"È l'anima di un detective" dice Morell a Blomkvist. Il caso non risolto, che accompagna nel tempo come un'ineliminabile ossessione. Echi di Zodiac in questo Fincher, ma a fare luce nella longeva oscurità di una donna scomparsa, nella scia della cui ricerca emergono, come epigoni di un'unica violenza, altre donne maciullate, violate e torturate, ci pensano Lisbeth e Mikael; due facce della stessa medaglia: un nemico degli abusi del Potere e una figlia degli Abusi di potere. Integro lui, "fluida" lei. Splendide ambientazioni, gelidamente noir, per le quali il Canada integra la Svezia.
Grande film per Brian De Palma, che qui si avvale di una sceneggiatura forse un po' troppo verbosa (non a caso firmata da Oliver Stone) ma la migliora con la sua magistrale regia, che spesso lasca il pubblico a bocca aperta per i suoi eleganti virtuosismi sparsi qua e là nei punti giusti. E poi c'è un Al Pacino davvero in stato di grazia. Capolavoro sfiorato, film indimenticabile.
Dramma con tocchi di amenità, con interpretazione di alto livello (memorabili quelle dei tre primattori). La Cegani recita con piccoli gesti, la Gramatica impeccabile, De Sica perfetto per questi ruoli (o forse è il suo talento che lo rende perfetto comunque). Sboccia l'amore fra un musicista di umili origini e una ragazza di nobile famiglia. Ma lui è amato dalla deliziosa e servizievole vicina di casa... Triangolo risaputo, ma lo sviluppo è reso assai bene. Curiosamente la prima parte del film riguarda personaggi della canzone napoletana: aggiunta a film finito perché troppo corto?
Domatrice di leoni viene abbandonata prima del matrimonio. Film che ha l'unico scopo di mostrare i modi sgamati della West e di metterne in scena gli abiti da diva. Il suo ruolo di mangiatrice di uomini dà l'opportunità per qualche battuta discreta, fino a esagerare in tribunale dove la protagonista sembra un bullo ciondolante di provincia. Grant arriva nella seconda parte e si accoda ai bellimbusti precedenti. La sequela di complimenti ai limiti dell'incredibile alla lunga tedia.
La grande differenza rispetto al romanzo di Wiliam Adler e al film precedente è ben sintetizzata dall'eliminazione dal titolo della parola “war”, guerra. Questa nuova versione trova infatti la sua originalità, rispetto alle passate, nel fatto di essere profondamente inglese e non più americana; qui i protagonisti raggiungono il conflitto aperto solo nella fase più avanzata del film e quasi solo in ossequio a quelli che erano i punti di forza almeno della celebre GUERRA DEI ROSSES...Leggi tutto diretta da DeVito; perché è evidente che ciò che interessa, in questo caso, non è la deflagrazione del contrasto di coppia ma l'evoluzione che progressivamente ad esso conduce.
Theo (Cumberbatch) e Ivy (Colman) sono una coppia modello, almeno all'inizio. Si comprendono, si completano. Lei ha un piccolo ristorante specializzato in piatti con granchio che mantiene quasi solo per hobby, lui è un architetto di successo che porta a casa buona parte di ciò che serve per vivere. Due figli da crescere, scherzi, tracce solo sotterranee di quell'ironia tagliente che diventerà la cifra stilistica del film, lontana dalle eclatanti azioni di Douglas e la Turner. Gli inglesi (perché profondamente inglese è tutto il film, per quanto coprodotto con Canada e Stati Uniti) interiorizzano, sanno controllarsi. Ci sono due figli da crescere e chi guarda non riesce a capire come sia possibile che Theo e Ivy arriveranno a comportarsi, di fronte alla consulente matrimoniale (nella scena che si vede all'inizio ed è solo una breve anticipazione di quanto accadrà in seguito), come due persone che palesemente non si sopportono più.
Rivediamo il momento in cui i nostri si sono conosciuti, nella cucina di un ristorante (arrivando a “consumare” immediatamente nella cella frigorifera) e rivediamo anche i primi momenti difficili passati insieme. Il momento di frattura, deciso, arriva quando un nuovo progetto di Theo, architetto di successo, crolla sotto i colpi di una tempesta: il futuristico museo navale con vela che si muove al vento sul tetto cede e il video che riprende in diretta il disastro diventa virale, portando al licenziamento inevitabile di Theo e a una sua nuova dimensione, in cui è completamente dedito ai due figli (i quali diventeranno presto degli sportivi ossessionati dalla forma fisica).
Nel contempo Ivy, che riceve nel suo ristorante una celebre critica culinaria, ottiene una recensione entusiastica che d'improvviso moltiplica i clienti trasformando il piccolo ristorante in un grossissimo affare e Ivy in una donna di successo, invitata a party ed eventi e pronta a cambiare vita. Lui si rinchiude in se stesso, lei si apre al mondo: il ribaltamento dei ruoli è sufficiente per acuire ogni crisi e la situazione peggiora di giorno in giorno. Senza che mai, tuttavia, si abbia la sensazione di una rottura definitiva, perché i due mostrano a sprazzi ragionevolezza e comprensione reciproca, ed è questo a incanalare il film in un binario diverso dal precedente.
La casa nel verde che Ivy (grazie al denaro da lei guadagnato) propone a Theo di progettare per loro lasciandogli di fatto mano libera diventa l'ancora a cui aggrapparsi per salvare il matrimonio: lui vi si getta anima e corpo mentre lei prosegue espandendo gli orizzonti del suo business; alla cena con gli amici per inaugurare la spettacolare "creazione" architettonica di Theo, tuttavia, il conflitto prende una brutta piega e la sottile ironia diventa feroce confronto dialettico pubblico, aprendo alla crisi conclamata in cui ci si riavvicina alle tematiche note dell'opera precedente. Lo si fa tuttavia senza che la progressione giustifichi con sufficiente coerenza le iperboli di ferocia che vedremo, come se fosse un atto dovuto per non allontanarsi troppo da quello che era il punto di forza del film di DeVito. Il risultato è che le esagerazioni appaiono in questo modo talvolta come una forzatura, rispetto all'eleganza e all'autocontrollo tutto inglese che domina fin dall'inizio. Ciò che quindi era il valore aggiunto nel modello qui rappresenta più un “omaggio” che garantisca qualche scena da ricordare e liberi una risata liberatoria quasi slapstick (lo scontro a fuoco in casa) dopo tanti sorrisi.
Davvero straordinari i due protagonisti, attori di rango che sanno recitare al meglio sul filo dell'ironia, efficacemente spalleggiati qua e là dalla coppia di amici composta da Kate McKinnon e Andy Samberg. Bravo Jay Roach a mostrare con buona prova di realismo le conseguenze di imprevisti che possono minare la solidità di un matrimonio, pur certo senza mostrare grande originalità nell'affrontare l'argomento. Pregevoli i titoli di testa animati accompagnati dalla “Happy Toghether” dei Turtles rifatta da Susanna Hoffs e Rufus Wainwright (ripresa anche nel finale).
Difficile far passare Robert Miller, squalo della finanza che si macchia di un doppio evidente crimine (tacendo del resto) per un personaggio quasi positivo, ma lo sforzo di Nicholas Jarecki (regista e sceneggiatore unico del film) va in questa direzione e l'interpretazione pacata (e centrata) di Richard Gere lo asseconda, contribuendo a dar corpo a un personaggio meno stereotipato di quanto appaia; prigioniero all'interno di un labirinto forse senza uscita, braccato da un detective (Roth) che sa il fatto suo e che non vede l'ora di farla pagare a chi pensa di poter parare ogni colpo...Leggi tutto con il denaro. Perché il denaro e la forza derivatane sono le basi su cui fonda il proprio successo Miller, il quale sta trattando la vendita della propria azienda pur sapendo che i conti non sono a posto come sembrano (la possibilità che i revisori al lavoro se ne accorgano esiste).
In più, dopo aver mostrato in famiglia grande amore per la moglie e i figli, mentre è in auto con l'amante (Casta) Miller fa un incidente in cui la poveretta resta secca. L'uomo prende in mano il cellulare, compone il 911 ma poi ci ripensa, e il dramma vero ha inizio. Chiama sul posto, per farsi portare a casa, un ragazzo (Parker) che gli doveva più di un favore sperando che la propria moglie (Sarandon) testimoni del fatto che erano nello stesso letto, quella sera, fin da molto prima di quando lui è davvero tornato lì. Ciononostante la sua difesa (e quella del giovane, immediatamente individuato come complice dalla polizia) traballa.
Entrano in scena gli avvocati e nel frattempo bisogna portare assolutamente in porto la vendita dell'azienda. La carne al fuoco non manca, il materiale per un buon dramma ad alta tensione nemmeno e quando il detective di Roth comincia ad avvicinarsi alla verità c'è da capire come riuscirà a dimostrarla. E' forse la fotografia un po' spenta a dare al film un'aria televisiva che non merita, perché al contrario le interpretazioni sono di livello e il lavoro di Jarecki in fase di sceneggiatura è sufficientemente incisivo.
Manca qualche tocco di brillantezza in regia, d'accordo, ma il film fila, la curiosità di capire come il tutto si concluderà non manca e la soluzione riserva pure qualche sorpresa (la scena in privato davanti al giudice), allontanandosi da quelle canoniche. Restano le riserva sulla figura – poco coraggiosa, nella sua delineazione - della moglie cui dà il bel volto Susan Sarandon, tuttavia lo svolgimento lineare, la capacità di approfondire anche le tematiche finanziarie senza scadere in tecnicismi (bella, anzi, tutta la scena della trattativa al ristorante, chiusa genialmente) parlano a favore di un film meno anonimo di quanto possa sembrare.
Avventura per ragazzi in una Venezia dai tratti che si vorrebbero magici ma che tali possono apparire al massimo in qualche allucinazione del piccolo Bo (Harris), la mascotte del gruppo. Il fantastico subentra insomma soprattutto nell'ultima parte, con l'attivazione della "giostra", perché prima si racconta più che altro la storia di un gruppo di ragazzini guidati dal "Re dei ladri" del titolo, uno di loro che indossa una maschera veneziana (di quelle col naso lungo) e si procura oggetti preziosi da vendere a una sorta di laido ricettatore, tale Barbarossa...Leggi tutto (Sayle).
Tutti orfani (o presunti tali), i ragazzi sono accampati al Cinema Stella (che sarebbe poi il Teatro Italia, a Venezia, un tempo realmente esistente), dove organizzano di giorno in giorno il da farsi. Gli ultimi arrivati sono i due dai quali la vicenda prende le mosse, una coppia di fratelli che hanno da poco perso la madre e si sono trovati in orfanotrofio – nel caso del maggiore, Prosper (Taylor-Johnson) - o a vivere con la zia e lo zio (insopportabili) nel caso del piccolo Boniface (Harris). Una notte Prosper passa a prelevare Bo e insieme i due partono per Venezia, la città che la madre aveva loro magnificato a lungo e descritto come luogo incantato, popolato di creature leggendarie. E infatti, una volta arrivatici dopo un viaggio da clandestini, Bo comincia subito a vedere statue di leoni che si muovono, sirene nei canali...
Poi l'incontro con i ragazzi di Scipio (Weeks), il sedicente “re dei ladri”, e l'inserimento nel gruppo, all'interno del quale si svilupperà una solidarietà tra ragazzi necessaria per creare complicità con lo spettatore, inevitabilmente di pari età considerato il tipo di confezione, studiata proprio in funzione di una partecipazione attiva da parte di chi deve sentirsi coinvolto nell'azione. Che non manca, infatti, con l'inserimento nella storia di un detective privato (Carter) ingaggiato dalla zia (Boyd) per ritrovare i due ragazzini a Venezia (dove pure lei si recherà col marito).
Le riprese per la città evitano (salvo qualche ovvia scena a Piazza San Marco) di mostrare troppi scorci inflazionati andando in aggiunta a costruire, ad Amburgo, un particolare - e inesistente - angolo di Venezia (con due ponti affiancati) che verrà lungamente utilizzato soprattutto per le sequenze notturne. L'effetto è buono, mentre lascia un po' a desiderare la sceneggiatura, che nella caccia all'ala in legno di un leone individua il suo spunto alla GOONIES (da sempre, per il cinema dei giovanissimi, il modello di riferimento). La recitazione non è il punto di forza ma lo si poteva immaginare, con tanti ragazzini in scena; qualche adulto sopra le righe (Sayle in primis) e una certa difficoltà nell'esporre con chiarezza l'intreccio. Piacevolmente enfatica la colonna sonora, con stacchi epici che accompagnano alla Spielberg alcuni passaggi, ben studiate alcune riprese notturne che danno la misura di un lavoro comunque mai sciatto. L'ambientazione veneziana si presta a conferire una patina originale al tutto e, nei suoi chiari limiti, il film potrà anche appassionare il pubblico di riferimento.
Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA
L'ISPETTORE DERRICK
L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA